La Luce dell’Est…

 

Non c’è niente di poetico né di malinconico tra le pagine. Non c’è una rima o una luce che dia adito a qualche speranza.

 

I Bastardi di Sarajevo è un romanzo bastardo.

 

Bastardo perché l’autore lo scrive interamente di dialoghi, spesso e volentieri fra due interlocutori, in modo tale da renderlo un finto romanzo scritto in terza persona ma che rimane sempre soggettivo, cambiano si i punti di vista ma il risultato è sempre il pensiero dell’uno.

 

Bastardo perché il sentimento che prevale è l’egoismo, di tutti i personaggi, anche di chi si ritiene filosofo o innamorato o amato. L’egoismo aleggia sopra tutto e tutti tranne per chi personaggio non è ma compare per caso tra le righe.

 

Bastardo infine perché leggendo ti accorgi che nessuno al mondo parlerebbe come quei personaggi, nessuno farebbe dialoghi in quel modo su temi di politica, religione, storia. La gente parla d’altro eppure il tutto risulta estremamente vero e crudo come ti aspetti da quell’est che ha subito la storia non l’ha fatta e che non riesce in nessun modo e in nessuna maniera a scrollarsi di dosso una guerra enorme e vorace di una crudeltà troppo spesso sottovalutata.

 

E da quelle macerie non può che rimanere egoismo proprio come un cane bastardo che lotta ogni giorno per vivere, che se ne frega del mondo che lo circonda perché la morte può arrivare da qualunque parte in qualunque momento anche dal cane che ti cammina affianco e lusso è poter pensare un secondo più in là del prossimo.
Complimenti al mio omonimo che riesce ad andare oltre la cortina del luogo comune su tutto ciò che è ex Jugoslavia ma soprattutto riesce a farlo fare a chi legge che inevitabilmente resta colpito dalla luce dell’est.
I Bastardi di Sarajevo – Luca Leone
Infinito edizioni, Roma 2014
 
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