Non riuscire a parlare di Roma

Mi sembra strano eppure mi succede. Non riesco a parlare di Roma. Una città fuori dal tempo che amo più di qualsiasi altro luogo al mondo. Un’ amore da “giri immensi” come canta il buon Antonello, di quelli che non finiscono insomma.

E forse il “troppo amore” mi impedisce di essere obbiettivo e di non riuscirla a raccontare. Il suo profumo ti entra dentro e non ti lascia più, perché il profumo di Roma è diverso da stagione a stagione e non c’entra nulla con le piante o i fiori. Il profumo dell’aria è un misto di aria di montaga e mare, da emozioni forti e ti riporta indietro nel tempo dove vuole lui.

Murales di C215 a Viale Gugliemo Marconi
Murales di C215 a Viale Gugliemo Marconi

Roma è poesia e una poesia come la racconti se ne sei coinvolto? Quindi scelgo luoghi lontani per le mie storie perché non riuscirei mai a parlare di Roma.

La vedo abbandonata a se stessa e lei si lascia andare al tempo, non si cura più.
Conscia degli anni e della gloria passata. Memore di una giovinezza diroccata, le cui tracce attirano ancora e fanno capire quanto magnifica sia stata quando “beltà splendea” sul suo viso. Specchio di una parte d’Italia, marcia, che invece di essere naturalmente scartata viene esaltata e applaudita senza logica. Roma che si basa su “luoghi” comuni che la sostengono ancora e ancora la salvano da un baratro sempre più vicino… eppure, eppure non riesco a parlare di Roma, ma non la scambio più per nessun luogo al mondo e allora in bocca alla lupa mio caro nuovo Primo Cittadino/a che tu sia bravo/a a non trasformare Roma in quel posto pieno di gente dove Tu sei “amico mio”, perché io ho ancora tante storie da raccontare e almeno una vorrei che fosse qui a casa mia perché “essere nati e vivere in Italia è un dono: a Roma, è un privilegio”.

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