Being Gazza

Inevitabile cadere nei luoghi comuni parlando di Paul Gascoigne. Ce li ha tutti, li incarna e li vedi sulla sua pelle consumata dai demoni che ogni girno gli strappano la vita, la stessa alla quale in maniera irriverente lui, Gazza, ha sempre fatto le smorfie. Il suo primo Presidente, al New Castle, Stan Seymour lo descrisse come “un George Best senza cervello” non sapendo quanta profetica fosse quell’affermazione. Di Best ha di sicuro la follia autodistruttiva, ma non ne ha la classe nell’attuarla come non l’aveva in campo. Il calcio era solo un mezzo per fare soldi in fretta, con l’apparente allegria di uno sfacciato, ma qualcosa dentro non è mai andata per il verso giusto e il talento, per quanto grande, non ti salva mai da te stesso. Malgrado tutto però Gazza resta coerente con se stesso con quel suo “I fear not” (io non temo) tatuato sul cuore che sembra voler dire me ne frego di tutto ed è un personaggio impossibile da odiare perché, a differenza di Best, lui sa di essere uno sconfitto e ne accetta le sorti come il protagonista di Via da Las Vegas e alla sua maniera ci ride anche su #cmonGazza

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