Il blog di John Doe

Quel neo sotto l’occhio sinistro ed un amore sognato per sempre.

Lei aveva i capelli neri e lunghi, un neo sotto l’occhio sinistro e io non avevo il coraggio di guardarla.

Tredici anni ed il cuore in fiamme per una bambina di undici.

Andavo a scuola lontano da casa, come tutti a Zurigo. Chi più o chi meno ma le distanze erano comunque ragguardevoli. Alzate impensabili a temperature assurde durante l’inverno. Si andava da soli, crescendo in fretta per alcune cose.

Avevo una cartella blu con le chiusure catarifrangenti sempre piena zeppa di libri ed un astuccio a forma di matita gigante con su gli stemmi dei Cantoni Svizzeri che faceva tremare le penne e le matite al ritmo dei miei passi. quando era giorno di educazione tecnica la riga spuntava fuori di lato e la cartella sembrava una grossa radio con la sua antenna.

Un giorno il mio tram non passva, ero in ritardo e cambiai strada. Mi feci di corsa tutta la via che separava la fermata del tram da quella del filobus che mi avrebbe portato lo stesso a destianzione. Agitato continuavo a guardare l’orologio pregando che il filobus arrivasse in tempo ad una data fermata per poter prender il tram che mi a vrebbe finalmente condotto a scuola.

Arrivai alla fermata benedetta quasi in concomitanza con il tram, balzai giù come un gatto e corsi come un ghepardo a caccia, ma alla fine ansimante e sudato riuscii a prenderlo. Non appena misi piede sul tram la vidi. Dalla parte opposta chiusa nella sua giacca con i capelli che le scendevano lungo le spalle e i jeans con il risvolto. Mi guardava come se fossi uscito da un film dell’orrore e io che non riuscivo nemmeno a respirare arrossii e mi andai a rinanare nel fondo del tram.

Alzavo lo sguardo e poi lo abbassavo, velocemte come un ladro. Mi piaceva, e il cuore, già provato dalla corsa non si placava.

Scese alla mia fermata e io non cipotevo credere che stesse facedndo la mia strada. La guardavo da lontano con i capelli che ondeggiavano e che mi ipnotizzavano.

Imboccò il portone della scuola ed io felice la seguì. Dio evidentemente quel giorno era in stato di grazia nei miei confronti. Non ci credevo che stava da me, e mi chiedevo perché non l’avessi mai vista prima. La scuola era piccolissima e pochi gli alunni.

Il giorno dopo presi il tram alla stessa ora ma lei non c’era. Mi crollò il mondo addosso. All’intervallo, con una scusa scesi al piano delle prime dove l’avevo vista entrare e lei era lì. Mi rassicurai. Cominciai quindi ad alzarmi prima per provare tutti gli orari possibili e dopo una settimana imbroccai il tram giusto.

La situazione era sempre la stessa. Lei avanti e io in fondo a spiarla di nascosto.

Ho fantasticato innocentemente di vita insieme e domenche sul lungo lago di questa città senza sapere minimamente cosa significassero entrambe le cose, ma alla fine erano viaggi meravigliosi  che rendevano le mattine e la scuola qualcosa di unico ed irripetibile come ogni sogno sognato con tutto se stesso.

 

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