Il valore della Vita

La Vita come valore non c’è più. 

Il bene più prezioso che abbiamo viene svenduto ogni giorno ad ogni battito di cuore e i mercanti, ahimè, siamo noi stessi. Non parlo solo del tedio delle routine in cui comodamente ci nascondiamo, non parlo neanche dei cliché nei quali rientriamo un po’ tutti. Mi riferisco a chi della vita non ha rispetto, come fosse un rifiuto da eliminare quando ci da fastidio.

Mi piacerebbe tanto poter chiedere a quel ragazzo cosa gli passava per il cervello quando ha tirato il colpo mortale a chi la vita gliela aveva regalata e al suo amico, complice, che sapore ha fermare in un attimo sogni, speranze, e ricordi di una persona.

La Vita viene eliminata nel cuore della notte, calpestata da ruote di camion, fatta esplodere, mirata da lontano, sgozzata in diretta,  o donata da qualcuno in ospedale con quella sete egoistica di vendetta personale che da, all’eliminatore, il poter affermare il motivo.

Perché un motivo c’è sempre.

Gli diamo un valore, lo chiamiamo futile o religioso o folle o… come se importasse. Come se la scala di motivi legittimasse o meno un risultato sempre identico. La cancellazione di una Vita non può avere nessun motivo. 

Pensare di poter decidere di cancellare una Vita può farti sentire un dio o un emissario di dio. Nessun Dio, anche fosse Satana in persona, cancella. Dio costruisce sempre. Proprio lì sta la differenza. L’uomo non è capace di ricreare ciò che ha egoisticamente cancellato.

La Vita è un susseguirsi di possibilità per ogni essere. Poter usufruire di quelle possibilità è libertà, l’unica libertà che non conosce costrizione. Chi ferma questo flusso non ne capisce l’importanza e non è un essere libero. Non lo sarebbe nemmeno se la Vita cancellata fosse la sua. 

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