Il Calcio che non c’è più. Auguri Roberto.

#Baggio50

Tutto il calcio che ho amato, tutto, ha corso su tre numeri: 1 di Zoff, Peruzzi e Buffon, il 7 di Bruno Conti e il 10 di Maradona, Platinì e Baggio.

Di quest’ultimo era impossibile non innamorarsi, i bambini di adesso non hanno uno come lui, un’italiano che era uguale ai miti che vedevi sulle figurine e che era mito a sua volta eppure era anche quello che giocava con le porte fatte dagli zaini e con un campo arrangiato ovunque.

Baggio ha incarnato la classe, la fantasia e l’arte di questo meraviglioso gioco con la sua semplicità perchè il Calcio è semplice ed è il gioco di tutti. Ha avvicinato al gioco ed inevitabilmente ogni suo gol era il gol di ogni persona su ogni campo d’Italia e ogni sua sconfitta o dolore lo era per tutti.

Anche Trap lo sa, in cuor suo lo sa, di aver preso una cantonata in quel disastroso Mondiale nippo coreano perché Baggio ha indossato tante maglie ma quella azzurra gli era stata cucita addosso.

Figlio di un mondo che non c’è più, genuino come la sua terra e come solo il nostro Paese sa essere, cresciuto con il pallone tra i piedi come facevamo tutti e con tanti sogni nel cassetto e lui non ha mai perso quello sguardo un po’ ingenuo e pieno di gioia che avevano i bambini di un tempo quando correvano dietro ad un pallone, perché che differenza vuoi che faccia tra uno stadio e il cemento di un parcheggio quando segni un gol o fai una parata?

Che differenza c’è tra il Santiago Bernabeu e il cortile sabbioso di una chiesa quando devi tirare o parare un rigore? Nessuna.

Le emozioni sono le stesse come lo stesso è il gioco e tutte quelle emozioni e tutti quei sogni erano in quel 10 bianco su sfondo azzurro che è stato il più grande proprio perché non era invincibile.

Auguri Roberto.

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